ancoraggi e tiranti di cerotto applicati sulla pelle, appositamente progettato con l'obiettivo di impedire o limitare un movimento che vogliamo interdire, lasciando però liberi tutti gli altri movimenti di quella stessa articolazione.Studi epidemiologici che hanno preso in considerazione sport con cambi di direzione (pivoting) e di lateralità (cutting) in cui sono in gioco intense forze rotatorie e traslatorie a carico dell’arto inferiore. E’ emerso che durante l’attività in catena cinetica chiusa i traumi distorsivi dell’articolazione tibio-tarsica rappresentano l’evento traumatologico principale (40% nel volley, 13,6% nel calcio, 50% nella pallacanestro e 22% nel football) e che il meccanismo di lesione è ricollegabile per il 90% a traumi in inversione, ovvero: flessione plantare della tibiotarsica, varismo sottoastragalico, flessione interna mediotarsica. Un buon Bendaggio Funzionale, agisce in modo reale sulla prevenzione da infortuni nell’attività agonistica, senza alterarne le prestazioni atletiche.
Si utilizza materiale in tessuto anaelastico (inestensibile) ed elastico (estensibile), disponibile in rotoli di varie altezze, dotato di collante anallergico che garantisca una buona tenuta e strisce o cuscinetti salvapelle.
La conoscenza della anatomia, della fisiologia articolare, del gesto specifico dallo sport e delle caratteristiche anatomofisiologiche dell’atleta sono fondamentale per la realizzazione di un bendaggio adeguato alla situazione. Saranno applicati singole strisce o il nastro in continuo sull’articolazione in grado di limitare distorsioni e traumi tendino-legamentosi-articolari.Uno studio tra i più importanti (Garrick, 1973) su una popolazione di 2000 atleti ha verificato che nel corso della stagione agonistica il numero delle lesioni capsuto-legamentose della tibio-tarsica era doppio in soggetti senza bendaggio preventivo e che addirittura diventava quattro volte in atleti che avevano precedentemente avuto episodi recidivanti.